Bambini piccoli e tablet: rischi per lo sviluppo cerebrale e perché evitarli fino ai 3 anni
L’esposizione precoce ai dispositivi digitali rappresenta oggi una delle principali sfide educative e sanitarie. In un recente intervento riportato da Orizzonte Scuola, il professor Luigi Gallimberti ha lanciato un monito particolarmente incisivo: l’utilizzo di tablet nei bambini molto piccoli può avere effetti profondi sullo sviluppo cerebrale.
Un effetto “anestetico” sul cervello
Secondo Gallimberti, fornire un tablet a un bambino di circa un anno equivale, in termini metaforici, a “dargli morfina”. Questo paragone evidenzia un aspetto cruciale: gli schermi digitali possono ridurre l’attività spontanea del cervello, creando una sorta di stato passivo e poco stimolante.
Dal punto di vista neurobiologico, nei primi anni di vita il cervello è estremamente plastico e sensibile agli stimoli ambientali. L’interazione diretta con il mondo – attraverso il gioco, il movimento e le relazioni – è fondamentale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. L’uso precoce di dispositivi digitali rischia invece di limitare queste esperienze essenziali.
Nessuno schermo prima dei 3 anni
L’indicazione proposta dall’esperto è chiara: evitare completamente l’uso di schermi nei primi tre anni di vita. Questa raccomandazione si inserisce in un filone di studi sempre più ampio che evidenzia i rischi legati all’esposizione precoce alla tecnologia.
Secondo Gallimberti, il problema non è tanto il contenuto fruito, quanto l’effetto stesso dello strumento sul cervello in fase di sviluppo. L’utilizzo di tablet e smartphone nei bambini molto piccoli può infatti interferire con:
- lo sviluppo dell’attenzione,
- la capacità di autoregolazione,
- la costruzione delle competenze relazionali.
Un rischio sottovalutato
Articolo originale: orizzontescuola.it