Come aiutare un marito cocainomane: i 3 errori da evitare

Se sai o sospetti che tuo marito stia facendo uso cocaina, probabilmente stai vivendo una situazione estremamente difficile, nella quale ti senti sola, hai la sensazione di sbagliare qualsiasi cosa, e non sai più come muoverti.

Hai provato a parlargli, a piangere, a minacciarlo, ma non cambia nulla. Anzi, sembra che più cerchi di aiutarlo, più lui si allontani e le cose peggiorino.

Se stai ancora cercando di capire se i segnali che vedi sono davvero indicatori di dipendenza, può aiutarti la nostra guida completa per riconoscere un marito cocainomane.

In questo articolo cercherò di spiegarti perché queste 3 cose che quasi certamente fai, con le migliori intenzioni, in realtà siano errori che alimentando la sua dipendenza e vi allontanano dalla possibilità di uscirne.

1. Il primo errore: Risolvere al posto suo i problemi che crea

Chi utilizza cocaina finisce quasi sempre per trovarsi in problemi di ogni tipo, ritardi o assenze ingiustificate, bugie, debiti, multe, incidenti…

Probabilmente ti sarà capitato di fare almeno una di queste cose:
– Raccontare bugie al suo lavoro per giustificare una sua assenza
– Pagare multe o altri danni
– Coprire debiti che ha fatto in giro
– Giustificarlo davanti ad amici, figli o altri famigliari, per paura che scoprano la verità

Tu lo fai con le migliori intenzioni, e hai paura di quello che potrebbe succedere se non lo facessi, ma quali sono le vere conseguenze?
Il cervello di chi usa cocaina va incontro a modificazioni, che alterano la capacità di valutare la realtà e le conseguenze dei propri comportamenti.
La corteccia prefrontale, che è l’area maggiormente coinvolta in questi processi cognitivi e decisionali, è fortemente indebolita dall’uso di cocaina.
Quindi già si trova in una situazione in cui non riesce a comprendere davvero quanto male stia facendo a sé stesso e agli altri, e in più c’è sempre qualcuno che risolve i danni che fa.

Il fatto di non subire mai conseguenze lascia l’illusione che la cocaina sia un piacere innocuo, e questo non fa che peggiorare la situazione e aumentare la gravità della dipendenza.

2. Secondo errore: Urlargli addosso serve veramente?

Reagire con urla e insulti, quando lo si scopre alterato, è comprensibile, ma poco efficace.

Probabilmente avete già parlato del problema e lui ha negato, ha minimizzato o ha promesso di non farlo più, ma puntualmente ci ricasca, e a quel punto non riesci a trattenere le tue emozioni e le tue reazioni.

Quando è sotto l’effetto di cocaina, la sua mente non è lucida, e l’unica cosa che è in grado di percepire dalle tue urla sono il disturbo e la minaccia, che lo mettono in una posizione di difesa e lo allontanano da te.

Anche quando si trova nella fase di down non è il momento migliore per parlargli, perché il suo cervello sta ancora subendo le conseguenze dell’intossicazione e ciò lo rende depresso, irritabile, paranoico, e anche in questo caso i tuoi interventi vengono percepiti esclusivamente come una minaccia, e non come un aiuto, aumentando la distanza tra voi.

La sua capacità di ragionamento è talmente alterata dalla cocaina, che questi tuoi interventi diventano per lui persino una scusa per continuare ad utilizzare, perché lo fanno sentire sempre sotto attacco e di vivere in un clima insopportabile dal quale si deve allontanare, ovviamente facendo uso.

Per intervenire, bisogna trovare il momento giusto in cui è lucido, magari mentre l’effetto down sta passando, e cercare di avere un confronto calmo, tenendo il più possibile sotto controllo le proprie emozioni, ed evitando lo scontro frontale.

3. Terzo errore: Credere che sia una questione di volontà

La dipendenza da cocaina non è un semplice vizio, ma un grave disturbo cerebrale.
La cocaina altera i circuiti cerebrali che regolano la capacità di provare piacere e la capacità di prendere decisioni.
Le conseguenze di queste alterazioni sono principalmente due:

– Il craving: ovvero un desiderio smisurato della sostanza.
Per comprendere il craving possiamo provare a immaginare di non bere da due giorni e di trovarci al caldo, sudati e sotto il sole: il nostro unico, disperato pensiero sarebbe l’acqua. Per chi usa cocaina, la sostanza non è più un vizio, ma diventa come l’acqua per un assetato: un bisogno fisico primario che urla nel cervello finché non viene soddisfatto.

– La capacità di giudizio: la corteccia prefrontale è una delle zone maggiormente colpite dall’uso di cocaina, e il suo normale funzionamento viene alterato. Quest’area è coinvolta in tutti i processi decisionali complessi, aiuta a valutare i pro e i contro di ogni scelta e a valutarne le conseguenze immediate e nel tempo.

Il cocainomane vive costantemente in una situazione da “tempesta perfetta”: da un lato la spinta fortissima ad usare, dovuta al craving, dall’altro l’incapacità di comprendere le conseguenze su di sé e sui propri cari che questo uso comporta, e la mancanza di un sistema di controllo efficace dei propri impulsi.

La forza di volontà non è in grado di fare nulla in questa situazione.
Quando promette che non lo farà più, ci crede davvero.
Quando minimizza l’uso e le sue conseguenze, è perché non è nelle condizioni di capire davvero quello che gli sta succedendo.

Fare appello alla forza di volontà, oppure chiedergli di farlo per voi o per i vostri figli, non funziona, non perché lui abbia una cattiva volontà, ma perché il disturbo di cui soffre è grave e ha bisogno di un aiuto professionale.

Cosa puoi fare tu?

Vediamo insieme come ribaltare questi errori in opportunità per risolvere il problema

1. Smetti di risolvere i problemi che crea, restituiscigli la responsabilità di quello che accade.

Tieni sotto controllo il tuo istinto di protezione, e lascia che affronti le conseguenze dei suoi comportamenti, è l’atto d’amore più grande che puoi compiere.
Resta vigile, ma non intervenire se non di fronte a rischi estremi.
La cocaina lo ha allontanato dalla realtà, ma per uscire da questa situazione ha bisogno di riprendere questo contatto, riconoscendo le conseguenze delle proprie azioni.
Se ci sei tu a fare da cuscino ogni volta che cade, non potrà rendersi conto di avere un problema da affrontare, e di aver bisogno di aiuto.

Il tuo ruolo è quello di stargli vicino nel cercare una cura e nell’affrontare il percorso terapeutico, non nel gestire i problemi che crea usando sostanze.

2. Lo scontro frontale non serve, trova il momento giusto per parlargli in maniera chiara e decisa, ma anche calma e accogliente.

Qui i punti da tenere in mente sono due:
– Evita di affrontarlo quando è sotto l’effetto della sostanza, oppure quando è nel pieno del down; come abbiamo visto non servirebbe a nulla.
– Cerca di tenere un tono calmo e controllato, se si sente aggredito si chiuderà e si sentirà giustificato ad allontanarsi e a fare uso per “evadere” dallo stress famigliare.

Cerca di tenere il discorso sul piano di realtà, sui problemi oggettivi e su come ti senti tu, senza mai attaccarlo o colpevolizzarlo.
Spiega che la situazione va affrontata con l’aiuto di professionisti, e che può contare su di te per farlo.
Cerca di mantenere la calma e un atteggiamento accogliente, ma al tempo stesso rimani ferma sulla necessità di rivolgersi a un centro specializzato.

3. Il problema non è la sua forza di volontà, ma i cambiamenti a cui il suo cervello è andato incontro.

Invece di fare leva su buoni sentimenti o propositi, aiutalo ad accettare che non siete in grado di gestire la situazione senza un aiuto esterno.
Se non riesce a cambiare non è per mancanza di buona volontà, ma perché il suo cervello ha subito delle modificazioni neurochimiche, che vanno affrontate in maniera professionale.


Se sei arrivata fin qui, ora sai che non sono i sentimenti o la mancanza di volontà il problema.
Il problema è una patologia che ha cambiato le regole del gioco nel suo cervello.

Continuare a provare le stesse strade sperando in un risultato diverso serve solo a consumare le tue ultime energie.

Un ultimo suggerimento: arriva preparata ad affrontare la discussione.
Informati su quali sono le opzioni di cura, contatta diversi centri e valuta quali soluzioni offrono.
In questo modo rafforzi la tua posizione e il tuo messaggio di voler essere al suo fianco nell’affrontare questo percorso, e che non intendi lasciarlo da solo. Sempre a patto che accetti di curarsi, su questo punto ci vuole decisione da parte tua.

Correggere questi tre errori potrebbe non essere immediatamente risolutivo, ma certamente vi aiuterà a fare dei passi avanti nella direzione della consapevolezza e della guarigione.

Se il peso di questa situazione si fa per te insostenibile, non esitare a chiedere aiuto.

Il nostro team è specializzato nella disintossicazione e nel trattamento delle dipendenze, e si basa sull’esperienza clinica e di ricerca del prof. Gallimberti, uno dei massimi esperti internazionali nel settore.

Questo significa che non offriamo solo supporto, ma applichiamo protocolli scientifici validati, sviluppati dal team di ricerca che ha scoperto l’efficacia della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), per intervenire direttamente sulle cause biologiche della dipendenza, aiutando il cervello a recuperare le sue funzioni naturali.

Puoi visitare il nostro sito per approfondire il nostro metodo e scoprire come possiamo aiutare concretamente tuo marito e la tua famiglia a uscire da questa situazione.

La nostra equipe è pronta ad ascoltarti con la massima riservatezza e a costruire insieme il percorso terapeutico più indicato.

Contattaci ora, senza impegno, al numero verde o attraverso i contatti del sito.

Non devi affrontare tutto questo da sola. Se vuoi capire come applicare questi consigli alla tua situazione specifica e conoscere il nostro protocollo di cura, clicca sul link che trovi qui sotto o contattaci per un colloquio conoscitivo.

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